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Si scrive Statuto, Si legge Democrazia!
Il 30 dicembre il ddl Gelmini è diventato legge ( n 240/10 )
Tutti gli atenei pertanto hanno 6 mesi (più 3 di proroga a partire dalla pubblicazione della legge sulla gazzetta ufficiale) di tempo per adeguare i propri statuti alla legge Gelmini.
Già un anno fa il nostro rettore Frati aveva provveduto a modificare lo statuto della Sapienza per adeguarlo a quello che allora era il ddl 1905 e già un anno fa Link Roma aveva lamentato l’assoluta mancanza di dibattito democratico intorno alle decisioni che riguardavano un provvedimento così importante per il nostro ateneo.
Dopo lo straordinario movimento di quest’ autunno che ha visto conciliare radicalità delle pratiche e capacità di creare consenso e che ha visto mobilitarsi studenti, ricercatori e precari di tutta Italia in difesa dell’università pubblica, ancora una volta assistiamo ad una restrizione degli spazi di democrazia e di partecipazione nel nostro ateneo già duramente compromessi dall’approvazione della legge.
Nonostante la nostra esplicita richiesta di trasparenza e democraticità nella composizione della commissione statuto, il rettore ha preferito nominare personalmente i membri della commissione (studenti compresi). Non siamo sorpresi! Il nostro rettore è noto da tempo infatti per la gestione baronale e clientelare del suo potere (non a caso nella sua facoltà di Medicina insegnano come docenti ordinari la figlia, laureata in Giurisprudenza, la moglie, laureata in Lettere, e, per ultimo, il figlio!).
Oggi alle ore 15 si riunirà per la prima volta questa commissione, con il compito preciso di uniformare il nostro statuto alle norme previste dalla L240.
Più volte quest’autunno abbiamo ripetuto che la Legge Gelmini non era emendabile. Tuttavia, l’eccessiva vaghezza del testo di legge ci consente oggi di aprire una battaglia che porti alla conquista di nuovi diritti e che miri alla creazione di nuove forme di partecipazione e di democrazia.
Esiste un legame inscindibile tra proposta e mobilitazione, per questo le idee per un AltroStatuto non sono semplicemente un elenco di vertenze concrete per migliorare l’università italiana, ma raprpesentano una pratica politica costante che pone al centro il tema dell’alternativa e della reale possibilità di cambiamento per questo Paese, abbracciando tutte le lotte sociali protagoniste di questo autunno. Il tema della vittoria dei movimenti sociali non può infatti essere scollegato dalla capacità di costruire alternative dal basso, in conflittualità con qualsiasi provvedimento imposto dall’alto che prova a restringere lo spazio dei diritti.
Come studenti e studentesse che si sono mobilitati non vogliamo chiuderci in una battaglia di retroguardia o solo difensiva dell’esistente!
Abbiamo letto e analizzato l’attuale Statuto della Sapienza e il testo di Legge Gelmini e elaborato una serie di proposte al contempo concrete e provocatorie, che possano aprire degli spazi vertenziali reali all’interno del nostro Ateneo per rilanciare la lotta in difesa di un’università pubblica, inclusiva, partecipata e democratica.
Chiediamo
· MEMBRI ESTERNI IN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Il nuovo statuto del nostro ateneo prevedeva già prima dell’approvazione della Legge Gelmini la possibilità di inserire all’interno del Consiglio di Amministrazione ben tre rappresentanti di onlus o di istituzioni di finanziamento alla ricerca, nominati direttamente dal Rettore. Con l’entrata in vigore della riforma la presenza di membri esterni in Cda da possibilità si trasforma in obbligo. Del resto, la cosa non deve stupirci. Più volte l’anno scorso, mentre veniva approvato il nuovo statuto della Sapienza, abbiamo denunciato come Frati non stesse facendo altro che applicare in anticipo l’allora Ddl Gelmini nel nostro ateneo.
Tuttavia, la vaghezza del testo della legge Gelmini può giocare a nostro favore.
Se infatti è vero che viene fissato a 11 il limite massimo di componenti del Consiglio di Amministrazione, compreso il Rettore e i rappresentanti degli studenti (che, attenzione, diventano soltanto due!), e che su 11 membri il testo prevede obbligatoriamente la presenza di 3 esterni, nulla viene specificato riguardo ai criteri con cui questi dovranno essere selezionati.
Su questo, dovremo essere pronti a dare battaglia! E’ chiaro che l’intenzione del governo (con il beneplacito di Confindustria e anche di una buona parte dell’opposizione) è quella di mettere la nostra università nelle mani dei privati. Privati che, badate bene, entrerebbero a far parte del più importante e potente organo dei nostri atenei senza neanche (cosa che molti non sanno) essere costretti a investirci delle risorse.
Siamo e saremo sempre contrari all’idea di una gestione aziendalistica dell’università. Crediamo che i saperi non possano essere sottoposti, controllati, organizzati, sulla base dei criteri che il mercato impone. Al contrario, vogliamo un’università che sappia fare della conoscenza un bene comune, fruibile da tutti e per tutti, che possa diventare il motore di cambiamento dell’intera società.
Il testo della Legge Gelmini come unica indicazione per i membri esterni in Cda dice “… personalità italiane o straniere in possesso di comprovata capacità in campo amministrativo e gestionale”. Nessun’altra limitazione e nessuna ulteriore specifica sul come debbano essere intese le capacità amministrative e gestionali. A nostra parere, saper amministrare e gestire un’università, intesa come una grande comunità di persone che contribuiscono alla crescita, allo sviluppo e alla diffusione del sapere, significa avere competenze ben diverse da quelle dei manager o dei grandi amministratori d’aziende. Visto che il nostro Rettore più volte ha dichiarato alla stampa di essere dalla parte degli studenti che quest’autunno sono scesi in piazza contro questa riforma(!), siamo pronti a sfidarlo e a vedere fino a che punto lui e tutti coloro che ci hanno dato pacche sulle spalle prima di ogni corteo sono pronti a giocare con noi l’ultima partita per salvare l’università pubblica.
Tre esterni in Consiglio di Amministrazione, dunque? Bene, allora noi proponiamo:
1) Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”, impegnato da anni nella lotta alle mafie e nella promozione di modelli alternativi ad esse. Ha ottenuto la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione ed è stato tra i promotori del “Gruppo Abele”.
2) Giulio Marcon, docente universitario nel campo delle Discipline Economiche e Sociali. E’portavoce di “Sbilanciamoci”, una rete di organizzazioni impegnata a favore di un’economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l’ambiente, la pace. Ogni anno “Sbilanciamoci” pubblica la contro finanziaria, per un diverso orientamento delle politiche economiche e finanziarie volti a promuovere un nuovo e diverso modello di sviluppo.
3) Un precario, dal momento che i precari, non rientrando nei ruoli d’ateneo, non hanno diritto alla rappresentanza. In questo modo si assicurerebbe a tutte le parti che compongono e vivono la nostra università di avere voce sulla gestione e l’organizzazione di questa.
· ELEZIONE DEL RETTORE
Chiariamo subito una cosa: la Legge Gelmini aumenta i poteri dei rettori (alla faccia di chi ha creduto alla favola della lotta ai baroni). Oltre infatti a mantenere gran parte delle attuali prerogative (rappresentanza legale dell’università, ruolo di garanzia e indirizzo, coordinamento delle attività didattiche e scientifiche, ecc.) al rettore viene data ad esempio la possibilità di proporre e nominare i membri esterni del Consiglio di Amministrazione.
Visto l’aumento del potere dei rettori, il nostro obiettivo dev’essere allargare il bacino elettorale. Crediamo che nel nuovo statuto parte decisiva della battaglia per la democratizzazione del nostro Ateneo passi per la massima estensione dell’elettorato attivo in materia di elezione del rettore. Naturalmente, noi siamo per il suffragio universale: una testa (sia essa di uno studente, di un ricercatore, di un precario o di un docente) un voto. Ci rendiamo conto però di quanto oggi questa strada sia difficile e irrealizzabile.
Se pertanto la la partecipazione al voto deve essere limitata soltanto ai rappresentanti degli studenti, chiediamo che sia aumentato il peso del voto degli studenti all’interno dell’elettorato del rettore, arrivando almeno a quel 15% che è la quota studentesca in ogni organo. Questa quota garantirebbe agli studenti un ruolo decisivo, obbligando il rettore a conquistarsi il nostro voto e a rendere conto del suo operato.
Una delle poche (pochissime) cose positive della Legge Gelmini è l’aver posto un limite massimo di mandato per i rettori (6 anni). Ma, attenzione, perché la Gelmini (sollecitata forse dalla lobby dei rettori?) fatta la legge, ha trovato e normalizzato subito l’inganno! Nel testo è prevista esplicitamente la possibilità “che risulti eletto un professore appartenente a un altro Ateneo”. Ecco dunque come aggirare il limite di mandato, soprattutto se questa previsione viene incrociata con la possibilità di federazione degli Atenei (art. 3 comma 1 e 2), di accordi di programma su base regionale (art. 1 comma 6) e di convenzioni tra gli Atenei (art. 6 comma 11). Il modo migliore per porre un limite al riproporsi dell’intramontabile casta è prevedere che il rettore possa essere eletto fra tutti i professori ordinari in servizio presso le università italiane, ma soltanto a patto che abbia prestato servizio presso la Sapienza per un periodo più o meno lungo.
Naturalmente, come più volte abbiamo ribadito quest’autunno, il solo modo per sconfiggere realmente il baronato è aumentare la democrazia all’interno dell’ateneo. Quindi rimane fondamentale la battaglia per rendere più democratica possibile l’elezione del rettore!
· RAPPRESENTANZA STUDENTESCA
La Legge Gelmini penalizza enormemente la rappresentanza studentesca negli organi centrali dell’ateneo. Come abbiamo già visto, in Consiglio di Amministrazione gli studenti saranno soltanto due, a rappresentare ben 130.000 iscritti (non a caso, siamo l’ateneo più grande d’Europa)!Questo, per chiarezza, significa che in un prossimo Cda il numero dei membri esterni sarà superiore a quello degli studenti. In Senato Accademico gli studenti rimangono 5 su 35 membri. La rappresentanza degli studenti è regolata dall’articolo 6 comma 1 della Legge 236 del 1995, che stabilisce che essa non può essere inferiore al 15% del totale. Non può essere inferiore non significa però che non possa essere superiore!
Cosi come previsto per legge nel Consiglio di Amministrazione il numero di membri concesso dalla legge è troppo esiguo per poter richiedere la presenza di un altro studente (significherebbe, di fatto, impedire ad alcune componenti dell’università di essere rappresentate in quell’organo), crediamo che sia legittimo avanzare questa richiesta per il Senato Accademico e portare il numero di studenti da 5 a 6.
Importante ci sembra poi pretendere che ci sia maggiore chiarezza sulla rappresentanza all’interno delle facoltà e dei dipartimenti. Sappiamo che la Legge Gelmini (ma anche questo era già stato anticipato dallo Statuto Frati) rende i dipartimenti la struttura organizzativa fondamentale dell’Ateneo. Se fino ad ora si sono occupati solo di ricerca, ora avranno anche competenze didattiche e dovranno decidere l’assunzione di docenti e ricercatori. Questo significa che i Consigli di Dipartimento assumeranno un ruolo centrale all’interno delle singole facoltà. E’ fondamentale assicurare la presenza dei rappresentanti degli studenti
In quest’organi e soprattutto pretendere che l’elezione dei rappresentanti avvenga nel modo più democratico possibile.
Lo Statuto Frati prevede la possibilità che i rappresentanti degli studenti siano eletti soltanto fra coloro che hanno già chiesto la tesi magistrale a uno dei docenti del dipartimento e addirittura, nel caso in cui questo dovesse decadere, indica come soluzione l’assegnazione del ruolo di rappresentante a uno studente vincitore della borsa di collaborazione nel dipartimento.
Questa possibilità (di cui non si trova alcuna traccia nella Legge Gelmini) deve essere abolita dal nostro Statuto! In questo modo infatti si legittima un totale svuotamento di senso politico della rappresentanza all’interno di questi organi, affidandola di fatto a chi capita e si va a ridurre ulteriormente quel poco di democrazia che è rimasta nei nostri atenei.
Rivendichiamo invece il diritto di ogni singolo studente, iscritto a un corso di laurea triennale o magistrale, di poter scegliere chi eleggere come proprio rappresentante.
Rivendichiamo il diritto di ogni singolo studente di potersi candidare liberamente come rappresentante all’interno del proprio dipartimento.
Inoltre, ci sembra opportuno richiedere che i Dipartimenti il prima possibile indicano le elezioni dei rappresentanti. L’accorpamento delle facoltà previsto dallo Statuto Frati ha portato alla formazione di Consigli di Facoltà enormi e sostanzialmente incapaci di affrontare degnamente i problemi inerenti alle esigenze degli studenti. Ad esempio, il nuovo Cdf della neonata mega-facoltà umanistica nasce da una semplice giustapposizione dei vecchi Consigli delle ex-facoltà (Lettere e Filosofia, Scienze Umanistiche, Studi Orientali e Filosofia), arrivando a contare più di 500 membri! Inoltre, stando al nuovo Statuto, i Cdf non si riuniranno che due o tre volte all’anno, candidandosi in questo modo a diventare un luogo sempre più lontano dalle istanze studentesche.
· CONSIGLIO DEGLI STUDENTI
Dal momento che con l’approvazione della Legge Gelmini e l’adeguamento ad essa dello Statuto d’ateneo i rappresentanti degli studenti negli organi centrali saranno soltanto 2 per il Consiglio di Amministrazione e 5 (o 6 nel caso passasse la nostra proposta) per il Senato Accademico su un totale di circa 140.000 iscritti, riteniamo necessaria l’introduzione del Consiglio degli Studenti, organo già presente in altri atenei d’Italia. Nonostante le piccole e le poche funzioni di quest’organo, crediamo ci sia bisogno di una struttura di raccordo tra le rappresentanze centrali e quelle di dipartimento o di facoltà, non essendoci altra possibilità di incontro tra i rappresentanti studenteschi a vari livelli.
Abbiamo elaborato una serie di proposte relative all’istituzione di quest’organo:
Funzione del Consiglio degli Studenti:
- Dovrebbe esprimere pareri obbligatori sul bilancio di previsione annuale di ateneo, sul piano strategico di ateneo, sui regolamenti generali di ateneo.
- Dovrebbe esprimere pareri vincolanti sui regolamenti concernenti la didattica e i servizi agli studenti.
- Dovrebbe poter inviare proposte, mozioni e interrogazioni al Senato e al Cda.
- Dovrebbe eleggere i membri delle commissioni di ateneo, non demandando tutte queste commissioni al lavoro dei rappresentanti negli organi maggiori e permettendo un migliore controllo da parte di tutta la rappresentanza, ad esempio facendo riferire periodicamente in Cds il lavoro che viene svolto in esse.
- Non dovrebbe gestire i fondi studenteschi. Riteniamo che tali fondi debbano essere gestiti da una commissione paritetica di studenti, tecnici-amministrativi e professori, in modo da garantire una maggiore imparzialità.
Membri e modalità elettive:
- I consiglieri dovrebbero essere eletti direttamente dagli studenti
- Dovrebbero essere membri di diritto del Cds: senatori accademici, consiglieri di amministrazione e dell’ente per il diritto allo studio e del comitato per le attività sportive.
· NUOVE FORME DI DEMOCRAZIA
A seguito del grande ciclo di mobilitazione degli anni ’70, scuole e università hanno visto l’introduzione di organi di governo collegiali e della rappresentanza studentesca. Oggi è necessario più che mai superare quel modello, anche a seguito delle straordinarie mobilitazioni di questi anni e, soprattutto, alla luce dei mutamenti che 3+2 e processo di Bologna, modificando i tempi e i modi con cui gli studenti vivono la partecipazione alla vita degli atenei, hanno prodotto nell’università italiana.
Crediamo che oggi sia fondamentale, in occasione della riscrittura dello statuto, porre la sfida dell’espansione dei diritti e della partecipazione democratica alle scelte operate nei propri luoghi della formazione.
E’ arrivato il momento di superare i limiti della rappresentanza intesa solo come delega e ridare senso alla rappresentanza intesa come strumento nelle mani degli studenti, ampliando le possibilità d’iniziativa per tutti gli studenti e riducendo il fossato fra rappresentanti e rappresentati.
Anche in questo caso, abbiamo elaborato una serie di proposte che vanno in tal senso.
- ASSEMBLEE CON SOSPENSIONE DELLA DIDATTICA: pensiamo sia utile avere delle assemblee di facoltà che servono ai rappresentanti per confrontarsi in merito alle singole questioni e agli studenti per poter essere meglio informati e quindi potenzialmente partecipi dei processi decisionali dei propri corsi di laurea, dei proprio dipartimenti o delle proprie facoltà.
- REFERENDUM STUDENTESCO: riteniamo sia uno strumento fondamentale da rivendicare come legittimo all’interno dello statuto. L’attuale sistema della rappresentanza studentesca non è sufficiente per poter incidere profondamente nelle scelte degli atenei. I rappresentanti degli studenti sono numericamente più deboli all’interno dei consigli rispetto al numero dei docenti. Inoltre, abbiamo visto come in Cda la componente studentesca sia più esigua addirittura dei membri esterni!
- INIZIATIVA STUDENTESCA: consiste nella possibilità di vincolare l’organo competente a discutere la proposta avanzata con l’iniziativa stessa, inserendola all’ordine del giorno della seduta successiva, in ordine di tempo, al giorno di presentazione della proposta. L’organo dev’essere poi vincolato a votare la proposta e ad inviare una risposta motivata al primo firmatario. Per di più crediamo sia giusto prevedere la presenza del primo firmatario nella seduta in cui viene discussa la proposta.
- BILANCIO PARTECIPATO è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita della propria città, in cui ciascuna componente della comunità trova cittadinanza,vogliamo estenderlo pertanto alla comunità universitaria come una risposta di trasparenza agli sprechi dovuti ai sistemi clientelari o al baronato.
- STATUTO DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEGLI STUDENTI: In un contesto di cambiamento dell’istituzione universitaria, della sua organizzazione e del suo funzionamento, è fondamentale garantire che siano rispettati i diritti fondamentali degli studenti, per quanto riguarda la didattica, la valutazione, la contribuzione studentesca, l’accesso ai servizi, ecc. Questi diritti vanno sanciti con un apposito documento, con valore cogente a tutti i livelli di ateneo.
· TRASPARENZA
L’ateneo deve modificare e rendere trasparenti i meccanismi di accesso ai verbali, agli atti istituzionali e a forme sintetiche delle decisioni prese dagli organi di governo. Crediamo che per quanto non sia materia specifica della commissione di modifica dello Statuto, sia importante che la Sapienza si renda più trasparente verso l’esterno. Tutti i documenti prodotti da ogni singolo organo dell’ateneo (dai Consigli di Dipartimento a quello d’Amministrazione) devono essere reperibile e accessibili a qualsiasi studente, ricercatore, docente ecc., sia in forma cartacea che online.

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