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Laziodisu non riceve i fondi regionali niente borsa per 11mila universitari PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Settembre 2011 15:26

LA REPUBBLICA
CRONACA DI ROMA

GIOVEDÌ, 01 SETTEMBRE 2011

Pagina VIII - Roma
Università
Denuncia di un´associazione di studenti: non pagata la seconda rata, minacciato il diritto allo studio
Laziodisu non riceve i fondi regionali niente borsa per 11mila universitari

VIOLA GIANNOLI
SARA GRATTOGGI

Molti di loro devono pagare l´affitto da fuorisede, le tasse universitarie, l´abbonamento per i mezzi pubblici e acquistare i libri per i nuovi corsi. Ma avranno grossi problemi a farlo perché la seconda rata della borsa di studio, che aspettavano entro l´estate, non è ancora stata accreditata.
A denunciare il ritardo è il sindacato universitario Link Roma: «Sono 11.211 gli studenti delle università del Lazio, idonei vincitori di borsa iscritti agli anni successivi al primo, che non hanno ancora ricevuto il pagamento della seconda rata». Una cifra pari a circa 900 euro per i residenti, 1.300 euro per i pendolari e 2.350 euro per i fuori sede, che molti fra l´altro giudicano «insufficiente» per coprire le spese da affrontare, soprattutto in una città come Roma, dove il costo della vita è particolarmente alto.
Il problema, informano da Laziodisu (l´ente regionale per il diritto allo studio regionale), è che «siamo ancora in attesa dei trasferimenti da parte della Regione: finché non arrivano i soldi non possiamo fare nulla». Una risposta che, ogni giorno, viene ripetuta a centinaia di studenti in fila agli sportelli. Mentre il bando per le borse di studio del prossimo anno è già partito e scadrà il prossimo 9 settembre.
«Abbiamo contattato gli uffici di Laziodisu - spiega, infatti, Davide Postè, rappresentante di Link dell´università La Tuscia di Viterbo - ma ci è stato detto di rivolgerci direttamente agli uffici della Regione Lazio, i quali, a loro volta, sostengono di dover aspettare i primi di settembre, al ritorno dalla pausa estiva, per poter dare una risposta ragionevole agli studenti e attivarsi per provvedere allo sblocco dei fondi. In parole povere, ancora nessuno sa dirci niente».
La preoccupazione, per gli studenti che devono far quadrare i conti e per le loro famiglie, aumenta di giorno in giorno. «Il ritardo nel pagamento della seconda rata comporta per molti studenti come me disagi grossissimi - racconta Ida Lacorte, universitaria di Roma Tre - Per sopperire al mancato pagamento e sostenere tutte spese quotidiane molti di noi dovranno lavorare in piena sessione d´esame».
«In un Paese che taglia entro il 2012 il 95 per cento del Fondo nazionale alle borse di studio e in una regione che vede il 13 per cento degli studenti iscritti all´università farne richiesta, è davvero scandaloso che il diritto allo studio continui ad essere visto come una concessione da parte degli amministratori» dichiara Elena Monticelli, coordinatrice di Link Roma. «Per questo, considerato anche il momento di grave crisi economica, lanceremo una campagna sul diritto allo studio e premeremo affinché la Regione sblocchi immediatamente il pagamento della seconda rata per gli 11.211 studenti del Lazio».

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Settembre 2011 15:29
 
Sull'onda del cambiamento, per rilanciare una nuova stagione di lotte. PDF Stampa E-mail
Scritto da Link Roma   
Lunedì 11 Luglio 2011 14:58

Appello per costruire un nuovo autunno di movimento.

 

Questi mesi di mobilitazione, culminati nella straordinaria vittoria referendaria del 13 giugno, ci consegnano un dato importante: il nostro paese, attraversato in questi anni da diversi cicli di movimento, sembra oggi aver iniziato un percorso di ribellione e di rifiuto del berlusconismo, una delle espressioni peggiori di un modello politico, economico, sociale e culturale ormai sull’orlo del fallimento.

Ci hanno raccontato per anni che le privatizzazioni e la liberalizzazione fossero la ricetta per la crescita economica, che la precarietà, anche al prezzo del futuro, fosse sinonimo di dinamicità e maggiore occupazione. Hanno provato a convincerci che la mercificazione dei beni comuni e la parcellizzazione dei saperi fosse l’unica strada di contrasto agli sprechi del pubblico e sinonimo di efficienza.

Le mobilitazioni di quest’anno hanno smentito qualunque inganno, hanno rotto l’incantesimo: dalle proteste londinesi e francesi di questo autunno alle straordinarie mobilitazioni che questa primavera hanno attraversato i paesi dell’euromediterraneo, fino alla protesta degli indignados spagnoli, seppur  nelle loro specificità e diversità, emerge la voglia di partecipazione e di ribellione di un’intera generazione, alla quale viene negato il diritto a scegliere il proprio futuro. La generazione che, già durante il suo percorso formativo, vive sulla pelle la precarietà esistenziale come un irreversibile processo al quale sente la necessità di opporsi, contrapponendo alle politiche neoliberiste un modello economico e sociale nuovo, a partire da una diversa redistribuzione della ricchezza, un nuovo modello di welfare, una riappropriazione della politica come  ridefinizione dal basso dei processi democratici.

Anche nel nostro Paese qualcosa è successo: dopo lo straordinario movimento studentesco di quest’autunno e le mobilitazioni di questa primavera portate avanti dai diversi movimenti sociali, la battaglia referendaria ci dimostra come la partecipazione spontanea dal basso da parte dei singoli e dei comitati possa portare ad un cambiamento reale. Finalmente l'acqua torna ad essere un bene pubblico esterno alle logiche del profitto ed il nucleare solamente un ricordo lontano dei nostri padri.

Se due anni fa, allo scoppio della prima grande bolla finanziaria speculativa, gridavamo nelle piazze “Noi la crisi non la paghiamo”, quest’anno, di fronte alle conseguenze reali della crisi economica e una disoccupazione giovanile al 29%, abbiamo aperto i nostri cortei autunnali contro il ddl Gelmini con lo slogan “Riprendiamoci il futuro” . Focalizzare il nesso tra smantellamento del sistema d’istruzione pubblico e precarizzazione del mondo del lavoro, tra la privatizzazione dell’università e attacco ai beni comuni, tra la necessità di rilanciare una partecipazione trasversale dal basso e il fallimento della democrazia istituzionale nel nostro paese ha portato il movimento studentesco a intrecciare le proprie istanze con quelle degli operai di Pomigliano e Mirafiori, con il movimento per l’acqua ,dei precari, delle donne, dei migranti.

Il 14 dicembre alla sfiducia dal basso da parte dei soggetti sociali del paese si è contrapposta la squallida compravendita del voto parlamentare, ma la vittoria referendaria c’insegna che le mobilitazioni, le proteste e la pratica dell’alternativa possono invertire i rapporti di forza. Il consenso non si compra, lo si conquista, lo si costruisce.

“Generazione precaria, governo precario: vediamo chi cade”: la sfida è ancora aperta.

La situazione della Grecia dimostra come le politiche di austerity  rendano impossibile la crescita necessaria per ridurre il debito, riducendo quel reddito che dovrebbe essere ridistribuito e utilizzato per finanziare la  spesa pubblica. La vera vittima di questa crisi è ancora una volta il “welfare state”. Infatti i costi diretti e indiretti dei salvataggi del settore finanziario sono pagati con drastici tagli e riduzione dei salari. In un momento del genere, il nostro paese continua ad essere tenuto sotto controllo dalle agenzia di rating, mentre il ministro dell'economia Tremonti, con l'appoggio dei poteri forti di questo paese,  ha varato una manovra finanziaria da oltre 40 miliardi che conferma i tagli a scuola e università, taglia la spesa pubblica e sceglie ancora una volta di non investire su welfare e formazione, ottenendo come unico risultato quello di mettere ulteriormente in ginocchio le fasce più deboli del paese, di concentrare le ricchezze nella mani di pochi, di tagliare la spesa sociale.

Come studenti di questo paese pensiamo sia necessario tornare a discutere, analizzare, organizzare le mobilitazioni in vista del prossimo autunno.

Da un lato è necessario contrapporre la nostra di idea di AltraRiforma a qualsiasi soluzione che preveda innalzamento della contribuzione studentesca, abolizione del valore legale del titolo di studio e fondo per il merito, come panacea ai tagli e al collasso del diritto allo studio. Per questo in questi mesi non abbiamo smesso di lottare per un'altra università, ci siamo battuti all'interno delle commissioni statuto per rivendicare una maggiore democrazia negli atenei, come ci siamo opposti ad aumenti delle tasse universitarie o tagli alle borse di studio.

D’altro lato è necessario ricollegare nuovamente le battaglie dell’università alla battaglia più generale sul futuro che si traduce nella lotta alla precarietà e nella richiesta di nuovi diritti.

Ripensamento dell’economia globale, rivendicazione di un nuovo welfare, costruzione di un fronte largo di alleanza con i diversi soggetti sociali deve trovare un baricentro di analisi nei luoghi della formazione e della cultura.

Per questo come studenti e studentesse di LINK – Coordinamento universitario sentiamo la necessità di incontrarci e di condividere lo straordinario portato emotivo delle lotte di quest'anno.

Mettiamo a disposizione di tutti quegli studenti che come noi hanno vissuto lo straordinario momento di partecipazione  e di lotta che dalle proteste contro la legge Gelmini ci ha portato a vincere il referendum, Riot Village, il campeggio studentesco della Rete della Conoscenza  che si svolgerà a Ostuni dal 25 luglio al 5 agosto, per costruire dei momenti di discussione e di analisi sull'università e sulla società.

Il 2 agosto si terrà una grande assemblea nazionale universitaria per ripartire da settembre con una grande mobilitazione in grado di sconfiggere questo governo.

Sull'onda del cambiamento che sta attraversando il nostro paese, siamo convinti che la vittoria sia a portata di mano, serve un nuovo slancio di partecipazione che parta da scuole e università e che si propaghi alla società per liberarci di chi, in silenzio sfrutta le nostre vite e poter  tornare a sognare.

 
Sciogliamo la Crui, democrazia negli atenei PDF Stampa E-mail
Scritto da Link Roma   
Giovedì 05 Maggio 2011 16:13

Sciogliamo la Crui, democrazia negli atenei

Questa mattina gli studenti e le studentesse di Link Roma - sindacato universitario hanno portato avanti un'azione di protesta presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si stava svolgendo un seminario promosso dalla Crui, con la presenza di tutti i rettori delle università italiane. Bloccati all'ingresso dell'edificio, gli studenti hanno fatto pervenire ai Rettori una corona di cartone e un documento contenente 10 proposte per un'altra idea di università da inserire negli statuti di tutti gli atenei, statuti che in questi mesi dovranno modificati e adeguati alle disposizioni della Legge Gelmini.

"E' inaccettabile pensare che la Crui, dopo aver sempre prestato il fianco a un governo che ha tagliato ingenti risorse a tutto il comparto della formazione e dopo aver accolto con favore una riforma che smantella di fatto l'università pubblica e la ricerca, si riunisca in uno dei luoghi che maggiormente è attaccato dalle politiche di questo governo" dicono gli studenti. "Abbiamo consegnato una corona di cartone ai Rettori, visto che ormai si comportano come monarchi assoluti. Hanno promosso l'approvazione di una legge che di fatto aumenta sensibilmente il loro potere all'interno di tutti i luoghi decisionali degli atenei, si rifiutano di aprire le commissioni per la revisione dello statuto al confronto con gli studenti e sembrano preoccuparsi solo di salvaguardare i loro privilegi, invece che la qualità dell'università e della ricerca pubblica", aggiunge poi Elena Monticelli, coordinatrice di Link Roma.

La 10 proposte che Link Roma ha presentato hanno l'ambizione di trasformare la battaglia contro l'applicazione della Legge Gelmini da una battaglia di retroguardia in difesa dell'esistente a una per l'espansione e la conquista di nuovi diritti per gli studenti, i precari e i ricercatori, che garantiscano una partecipazione realmente democratica alle scelte operate dagli atenei.

Il blitz davanti al Cnr si pone in continuità con l'occupazione del Rettorato portata avanti questa stessa mattina dagli studenti e dalle studentesse della Sapienza, che in occasione della riunione della Commissione Statuto hanno inscenato nell'aula magna una sorta di altra Commissione

 

Art su repubblica roma

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/05/04/news/sapienza_proteste_al_cnr_contestati_i_rettori_della_crui-15781285/ 

 
Si scrive statuto,Si legge Democrazia! PDF Stampa E-mail
Scritto da Link Roma   
Martedì 05 Aprile 2011 09:34

Si scrive Statuto, Si legge Democrazia!

Il 30 dicembre il ddl Gelmini è diventato legge ( n 240/10 )

Tutti gli atenei pertanto hanno 6 mesi (più 3 di proroga a partire dalla pubblicazione della legge sulla gazzetta ufficiale) di tempo per adeguare i propri statuti alla legge Gelmini.

Già un anno fa il nostro rettore Frati aveva provveduto a modificare lo statuto della Sapienza per adeguarlo a quello che allora era il ddl 1905 e già un anno fa Link Roma aveva lamentato l’assoluta mancanza di dibattito democratico intorno alle decisioni che riguardavano un provvedimento così importante per il nostro ateneo.

Dopo lo straordinario movimento di quest’ autunno che ha visto conciliare radicalità delle pratiche e capacità di creare consenso e che ha visto mobilitarsi studenti, ricercatori e precari di tutta Italia in difesa dell’università pubblica, ancora una volta assistiamo ad una restrizione degli spazi di democrazia e di partecipazione  nel nostro ateneo già duramente compromessi dall’approvazione della legge.

Nonostante la nostra esplicita richiesta di trasparenza e democraticità nella composizione della commissione statuto, il rettore ha preferito nominare personalmente i membri della commissione (studenti compresi). Non siamo sorpresi! Il nostro rettore è noto da tempo infatti per la gestione baronale e clientelare del suo potere (non a caso nella sua facoltà di Medicina insegnano come docenti ordinari la figlia, laureata in Giurisprudenza, la moglie, laureata in Lettere, e, per ultimo, il figlio!).

Oggi alle ore 15 si riunirà per la prima volta questa commissione, con il compito preciso di uniformare il nostro statuto alle norme previste dalla L240.

Più volte quest’autunno abbiamo ripetuto che la Legge Gelmini non era emendabile. Tuttavia, l’eccessiva vaghezza del testo di legge ci consente oggi di aprire una battaglia che porti alla conquista di nuovi diritti e che miri alla creazione di nuove forme di partecipazione e di democrazia.

Esiste un legame inscindibile tra proposta e mobilitazione, per questo le idee per un AltroStatuto non sono semplicemente un elenco di vertenze concrete  per migliorare l’università italiana, ma raprpesentano una pratica politica costante che pone al centro il tema dell’alternativa e della reale possibilità di cambiamento per questo Paese, abbracciando tutte le lotte sociali protagoniste di questo autunno. Il tema della vittoria dei movimenti sociali non può infatti essere scollegato dalla capacità di costruire alternative dal basso, in conflittualità con qualsiasi provvedimento imposto dall’alto che prova a restringere lo spazio dei diritti.

Come studenti e studentesse che si sono mobilitati non vogliamo chiuderci in una battaglia di retroguardia o solo difensiva dell’esistente!

Abbiamo letto e analizzato l’attuale Statuto della Sapienza e il testo di Legge Gelmini e elaborato una serie di proposte al contempo concrete e provocatorie, che possano aprire degli spazi vertenziali reali all’interno del nostro Ateneo per rilanciare la lotta in difesa di un’università pubblica, inclusiva,  partecipata e democratica.

Chiediamo

·      MEMBRI ESTERNI IN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il nuovo statuto del nostro ateneo prevedeva già prima dell’approvazione della Legge Gelmini la possibilità di inserire all’interno del Consiglio di Amministrazione ben tre rappresentanti di onlus o di istituzioni di finanziamento alla ricerca, nominati direttamente dal Rettore.  Con l’entrata in vigore della riforma la presenza di membri esterni in Cda da possibilità si trasforma in obbligo. Del resto, la cosa non deve stupirci. Più volte l’anno scorso, mentre veniva approvato il nuovo statuto della Sapienza, abbiamo denunciato come Frati non stesse facendo altro che applicare in anticipo l’allora Ddl Gelmini nel nostro ateneo.

Tuttavia, la vaghezza del testo della legge Gelmini può giocare a nostro favore.

Se infatti è vero che viene fissato a 11 il limite massimo di componenti del Consiglio di Amministrazione, compreso il Rettore e i rappresentanti degli studenti (che, attenzione, diventano soltanto due!), e che su  11 membri il testo prevede obbligatoriamente la presenza di 3 esterni, nulla viene specificato riguardo ai criteri con cui questi dovranno essere selezionati.

Su questo, dovremo essere pronti a dare battaglia! E’ chiaro che l’intenzione del governo (con il beneplacito di Confindustria e anche di una buona parte dell’opposizione) è quella di mettere la nostra università nelle mani dei privati. Privati che, badate bene, entrerebbero a far parte del più importante e potente organo dei nostri atenei senza neanche (cosa che molti non sanno) essere costretti a investirci delle risorse.

Siamo e saremo sempre contrari all’idea di una gestione aziendalistica dell’università. Crediamo che i saperi non possano essere sottoposti, controllati, organizzati, sulla base dei criteri che il mercato impone. Al contrario, vogliamo un’università che sappia fare della conoscenza un bene comune, fruibile da tutti e per tutti, che possa diventare il motore di cambiamento dell’intera società.

Il testo della Legge Gelmini come unica indicazione per i membri esterni in Cda dice “… personalità italiane o straniere in possesso di comprovata capacità in campo amministrativo e gestionale”.  Nessun’altra limitazione e nessuna ulteriore specifica sul come debbano essere intese le capacità amministrative e gestionali.  A nostra parere, saper amministrare e gestire un’università, intesa come una grande comunità di persone che contribuiscono alla crescita, allo sviluppo e alla diffusione del  sapere, significa avere competenze ben diverse da quelle dei manager o dei grandi amministratori d’aziende. Visto che il nostro Rettore più volte ha dichiarato alla stampa di essere dalla parte degli studenti che quest’autunno sono scesi in piazza contro questa riforma(!), siamo pronti a sfidarlo e a vedere fino a che punto lui e tutti coloro che ci hanno dato pacche sulle spalle prima di ogni corteo sono pronti a giocare con noi l’ultima partita per salvare l’università pubblica.

Tre esterni in Consiglio di Amministrazione, dunque? Bene, allora noi proponiamo:

1)      Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”, impegnato da anni nella lotta alle mafie e nella promozione di modelli alternativi ad esse.  Ha ottenuto la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione ed è stato tra i promotori del “Gruppo Abele”.

2)      Giulio Marcon, docente universitario nel campo delle Discipline Economiche e Sociali. E’portavoce di “Sbilanciamoci”, una rete di organizzazioni impegnata a favore di un’economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l’ambiente, la pace. Ogni anno “Sbilanciamoci” pubblica la contro finanziaria, per un diverso orientamento delle politiche economiche e finanziarie volti a promuovere un nuovo e diverso modello di sviluppo.

3)      Un precario, dal momento che i precari, non rientrando nei ruoli d’ateneo, non hanno diritto alla rappresentanza. In questo modo si assicurerebbe a tutte le parti che compongono e vivono la nostra università di avere voce sulla gestione e l’organizzazione di questa.

·     ELEZIONE DEL RETTORE

Chiariamo subito una cosa: la Legge Gelmini aumenta i poteri dei rettori (alla faccia di chi ha creduto alla favola della lotta ai baroni).  Oltre infatti a mantenere gran parte delle attuali prerogative (rappresentanza legale dell’università, ruolo di garanzia e indirizzo, coordinamento delle attività didattiche e scientifiche, ecc.) al rettore viene data ad esempio la possibilità di proporre e nominare i membri esterni del Consiglio di Amministrazione.

Visto l’aumento del potere dei rettori, il nostro obiettivo dev’essere allargare il bacino elettorale. Crediamo che nel nuovo statuto parte decisiva della battaglia per la democratizzazione del nostro Ateneo passi per la massima estensione dell’elettorato attivo in materia di elezione del rettore. Naturalmente, noi siamo per il suffragio universale: una testa (sia essa di uno studente, di un ricercatore, di un precario o di un docente) un voto. Ci rendiamo conto però di quanto oggi questa strada sia difficile e irrealizzabile.

Se pertanto la la partecipazione al voto deve essere limitata soltanto ai rappresentanti degli studenti, chiediamo che sia aumentato il peso del voto degli studenti all’interno dell’elettorato del rettore, arrivando almeno a quel 15% che è la quota studentesca in ogni organo. Questa quota garantirebbe agli studenti un ruolo decisivo,  obbligando il rettore a conquistarsi il nostro voto e a rendere conto del suo operato.

Una delle poche (pochissime) cose positive della Legge Gelmini è l’aver posto un limite massimo di mandato per i rettori (6 anni). Ma, attenzione, perché la Gelmini (sollecitata forse dalla lobby dei rettori?) fatta la legge, ha trovato e normalizzato subito l’inganno! Nel testo è prevista esplicitamente la possibilità “che risulti eletto un professore appartenente a un altro Ateneo”. Ecco dunque come aggirare il limite di mandato, soprattutto se questa previsione viene incrociata con la possibilità di federazione degli Atenei (art. 3 comma 1 e 2), di accordi di programma su base regionale (art. 1 comma 6) e di convenzioni tra gli Atenei (art. 6 comma 11). Il modo migliore per porre un limite al riproporsi dell’intramontabile casta è prevedere che il rettore possa essere eletto fra tutti i professori ordinari in servizio presso le università italiane, ma soltanto a patto che abbia prestato servizio presso la Sapienza per un periodo più o meno lungo.

Naturalmente, come più volte abbiamo ribadito quest’autunno, il solo modo per sconfiggere realmente il baronato è aumentare la democrazia all’interno dell’ateneo. Quindi rimane fondamentale la battaglia per rendere più democratica possibile l’elezione del rettore!

 

·     RAPPRESENTANZA STUDENTESCA

La Legge Gelmini penalizza enormemente la rappresentanza studentesca negli organi centrali dell’ateneo. Come abbiamo già visto, in Consiglio di Amministrazione gli studenti saranno soltanto due, a rappresentare ben 130.000 iscritti (non a caso, siamo l’ateneo più grande d’Europa)!Questo, per chiarezza, significa che in un prossimo Cda il numero dei membri esterni sarà superiore a quello degli studenti.  In Senato Accademico gli studenti rimangono 5 su 35 membri. La rappresentanza degli studenti è regolata dall’articolo 6 comma 1 della Legge 236 del 1995, che stabilisce che essa non può essere inferiore al 15% del totale. Non può essere inferiore non significa però che non possa essere superiore!

Cosi come previsto per legge nel Consiglio di Amministrazione il numero di membri concesso dalla legge è troppo esiguo per poter richiedere la presenza di un altro studente (significherebbe, di fatto, impedire ad alcune componenti dell’università di essere rappresentate in quell’organo), crediamo che sia legittimo avanzare questa richiesta per il Senato Accademico e portare il numero di studenti da 5 a 6.

Importante ci sembra poi pretendere che ci sia maggiore chiarezza sulla rappresentanza all’interno delle facoltà e dei dipartimenti. Sappiamo che la Legge Gelmini (ma anche questo era già stato anticipato dallo Statuto Frati) rende i dipartimenti la struttura organizzativa fondamentale dell’Ateneo. Se fino ad ora si sono occupati solo di ricerca, ora avranno anche competenze didattiche e dovranno decidere l’assunzione di docenti e ricercatori. Questo significa che i Consigli di Dipartimento assumeranno un ruolo centrale all’interno delle singole facoltà. E’ fondamentale assicurare la presenza dei rappresentanti degli studenti

In quest’organi e soprattutto pretendere che l’elezione dei rappresentanti avvenga nel modo più democratico possibile.

Lo Statuto Frati prevede la possibilità che i rappresentanti degli studenti siano eletti soltanto fra coloro che hanno già chiesto la tesi magistrale a uno dei docenti del dipartimento e addirittura, nel caso in cui questo dovesse decadere, indica come soluzione l’assegnazione del ruolo di rappresentante a uno studente vincitore della borsa di collaborazione nel dipartimento.

Questa possibilità (di cui non si trova alcuna traccia nella Legge Gelmini) deve essere abolita dal nostro Statuto!  In questo modo infatti si legittima un totale svuotamento di senso politico della rappresentanza all’interno di questi organi, affidandola di fatto a chi capita e si va a ridurre ulteriormente quel poco di democrazia che è rimasta nei nostri atenei.

Rivendichiamo invece il diritto di ogni singolo studente, iscritto a un corso di laurea triennale o magistrale, di poter scegliere chi eleggere come proprio rappresentante.

Rivendichiamo il diritto di ogni singolo studente di potersi candidare liberamente come rappresentante all’interno del proprio dipartimento.

Inoltre, ci sembra opportuno richiedere che i Dipartimenti il prima possibile indicano le elezioni dei rappresentanti. L’accorpamento delle facoltà previsto dallo Statuto Frati ha portato alla formazione di Consigli di Facoltà enormi e sostanzialmente incapaci di affrontare degnamente i problemi inerenti alle esigenze degli studenti. Ad esempio, il nuovo Cdf della neonata mega-facoltà umanistica nasce da una semplice giustapposizione dei vecchi Consigli delle ex-facoltà (Lettere e Filosofia, Scienze Umanistiche, Studi Orientali e Filosofia), arrivando a contare più di 500 membri! Inoltre, stando al nuovo Statuto, i Cdf non si riuniranno che due o tre volte all’anno, candidandosi in questo modo a diventare un luogo sempre più lontano dalle istanze studentesche.

·    CONSIGLIO DEGLI STUDENTI

Dal momento che con l’approvazione della Legge Gelmini e l’adeguamento ad essa dello Statuto d’ateneo i rappresentanti degli studenti negli organi centrali saranno soltanto 2 per il Consiglio di Amministrazione e 5 (o 6 nel caso passasse la nostra proposta)  per il Senato Accademico su un totale di circa 140.000 iscritti, riteniamo necessaria l’introduzione del Consiglio degli Studenti, organo già presente in altri atenei d’Italia. Nonostante le piccole e le poche funzioni di quest’organo, crediamo ci sia bisogno di una struttura di raccordo tra le rappresentanze centrali e quelle di dipartimento o di facoltà, non essendoci  altra possibilità di incontro tra i rappresentanti studenteschi a vari livelli.

Abbiamo elaborato una serie di proposte relative all’istituzione di quest’organo:

Funzione del Consiglio degli Studenti:

-          Dovrebbe esprimere pareri obbligatori sul bilancio di previsione annuale di ateneo, sul piano strategico di ateneo, sui regolamenti generali di ateneo.

-          Dovrebbe esprimere pareri vincolanti sui regolamenti concernenti la didattica e i servizi agli studenti.

-          Dovrebbe poter inviare proposte, mozioni e interrogazioni al Senato e al Cda.

-          Dovrebbe eleggere i membri delle commissioni di ateneo, non demandando tutte queste commissioni al lavoro dei rappresentanti negli organi maggiori e permettendo un migliore controllo da parte di tutta la rappresentanza, ad esempio facendo riferire periodicamente in Cds il lavoro che viene svolto in esse.

-          Non dovrebbe gestire i fondi studenteschi. Riteniamo che tali fondi debbano essere gestiti da una commissione paritetica di studenti, tecnici-amministrativi e professori, in modo da garantire una maggiore imparzialità.

Membri e modalità elettive:

-          I consiglieri dovrebbero essere eletti direttamente dagli studenti

-          Dovrebbero essere membri di diritto del Cds: senatori accademici, consiglieri di amministrazione e dell’ente per il diritto allo studio e del comitato per le attività sportive.

·       NUOVE FORME DI DEMOCRAZIA

A seguito del grande ciclo di mobilitazione degli anni ’70, scuole e università hanno visto l’introduzione di organi di governo collegiali e della rappresentanza studentesca.  Oggi è necessario più che mai superare quel modello, anche a seguito delle straordinarie mobilitazioni di questi anni e, soprattutto, alla luce dei mutamenti che 3+2 e processo di Bologna, modificando i tempi e i modi con cui gli studenti vivono la partecipazione alla vita degli atenei, hanno prodotto nell’università italiana.

Crediamo che oggi sia fondamentale, in occasione della riscrittura dello statuto, porre la sfida dell’espansione dei diritti e della partecipazione democratica alle scelte operate nei propri luoghi della formazione.

E’ arrivato il momento di superare i limiti della rappresentanza intesa solo come delega e ridare senso alla rappresentanza intesa come strumento nelle mani degli studenti, ampliando le possibilità d’iniziativa per tutti gli studenti e riducendo il fossato fra rappresentanti e rappresentati.

Anche in questo caso, abbiamo elaborato una serie di proposte che vanno in tal senso.

-          ASSEMBLEE CON SOSPENSIONE DELLA DIDATTICA: pensiamo sia utile avere delle assemblee di facoltà che servono ai rappresentanti per confrontarsi in merito alle singole questioni e agli studenti per poter essere meglio informati e quindi potenzialmente partecipi dei processi decisionali dei propri corsi di laurea, dei proprio dipartimenti o delle proprie facoltà.

-          REFERENDUM STUDENTESCO:  riteniamo sia uno strumento fondamentale da rivendicare come legittimo all’interno dello statuto. L’attuale sistema della rappresentanza studentesca non è sufficiente per poter incidere profondamente nelle scelte degli atenei. I rappresentanti degli studenti sono numericamente più deboli all’interno dei consigli rispetto al numero dei docenti. Inoltre, abbiamo visto come in Cda la componente studentesca sia più esigua addirittura dei membri esterni!

-          INIZIATIVA STUDENTESCA:  consiste nella possibilità di vincolare l’organo competente a discutere la proposta avanzata con l’iniziativa stessa, inserendola all’ordine del giorno della seduta successiva, in ordine di tempo, al giorno di presentazione della proposta. L’organo dev’essere poi vincolato a votare la proposta e ad inviare una risposta motivata al primo firmatario. Per di più crediamo sia giusto prevedere la presenza del primo firmatario nella seduta in cui viene discussa la proposta.

-          BILANCIO PARTECIPATO       è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita della propria città, in cui ciascuna componente della comunità trova cittadinanza,vogliamo estenderlo pertanto alla comunità universitaria come una risposta di trasparenza agli sprechi dovuti ai sistemi clientelari o al baronato.

-          STATUTO DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEGLI STUDENTI:  In un contesto di cambiamento dell’istituzione universitaria, della sua organizzazione e del suo funzionamento, è fondamentale garantire che siano rispettati i diritti fondamentali degli studenti, per quanto riguarda la didattica, la valutazione, la contribuzione studentesca, l’accesso ai servizi, ecc. Questi diritti vanno sanciti con un apposito documento, con valore cogente a tutti i livelli di ateneo.

·      TRASPARENZA

L’ateneo deve modificare e rendere trasparenti i meccanismi di accesso ai verbali, agli atti istituzionali e a forme sintetiche delle decisioni prese dagli organi di governo.  Crediamo che per quanto non sia materia specifica della commissione di modifica dello Statuto,  sia importante che la Sapienza si renda più trasparente verso l’esterno.  Tutti i documenti prodotti da ogni singolo organo dell’ateneo (dai Consigli di Dipartimento a quello d’Amministrazione) devono essere reperibile e accessibili a qualsiasi studente, ricercatore, docente ecc., sia in forma cartacea che online.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Aprile 2011 09:54
 
Gelmini:a rischio le tesi sperimentali!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Link Roma   
Lunedì 31 Gennaio 2011 09:54

LA LEGGE GELMINI CANCELLA LE TESI SPERIMENTALI

pubblicata da Link Coordinamento Nazionale Universitario il giorno venerdì 28 gennaio 2011 alle ore 19.20

Avevamo sempre denunciato quanto il DDL Gelmini, oltre ad essere estremamente dannoso per il contenuto, rischi di esserlo anche per la forma.

 

Sabato 29 gennaio entra in vigore la Riforma Gelmini. Mentre, comprensibilmente, il dibattito e' tutto rivolto al processo di adeguamento degli statuti, si rischiano effetti gravissimi ai danni di migliaia di studenti.

 

L'articolo 18 comma 5 della Legge Gelmini, infatti, prevede che solo alcune figure possano svolgere progetti di ricerca e partecipare ai gruppi che se ne occupano.

In questo elenco di figure, vi sono solo una parte dei ricercatori, alcune figure di assegnisti, escludendo buona parte delle figure precarie, come gia' denunciato dal Coordinamento Precari dell'Universita'.

 

Cio' che ancora non e' emerso, e' che in questo elenco non vi sono inseriti gli studenti delle lauree triennali.

Cio' comportera' - a partire da sabato 29  - che gli studenti dei corsi di laurea triennale che stanno svolgendo progetti di ricerca e tesi di laurea sperimentale, non avranno più la copertura legale per farlo e rischiano di essere allontanati dai laboratori ed esclusi dai gruppi di ricerca.

 

La riforma che, secondo la ministra Gelmini, dovrebbe avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, in realtà impedisce loro di fare un'esperienza reale di ricerca sperimentale fin dai primi 3 anni di università.

Invitiamo da subito tutti gli atenei ad intraprendere azioni nei confronti del MIUR affinche' venga garantito a tutti gli studenti la possibilita' di svolgere attivita' di ricerca.

 

Questa vicenda e' l'ennesima prova dell'incapacita' del Ministro e dei suoi collaboratori, e del disinteresse di questa maggioranza nei confronti della ricerca.

 

LINK-Coordinamento Universitario

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