| "IL SOFFITTO DI CRISTALLO" Incontro con Michela Marzano |
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| Scritto da Link Roma |
| Sabato 12 Marzo 2011 00:46 |
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VENERDI 11 MARZO 2010 H 15 GIURISPRUDENZA SALA LAUREE IL SOFFITTO DI CRISTALLO
8 marzo: a chi lotta tutto l'anno!pubblicata da Link Università Roma il giorno martedì 8 marzo 2011 alle ore 12.20
il 13 febbraio, dopo tantissimi anni, le donne in Italia hanno sentito l’esigenza di tornare in piazza e molte di loro, nonostante le polemiche sul moralismo, l’hanno fatto perché ritengono che le discriminazioni di genere non appartengano alla memoria storica, ma purtroppo facciano parte di una cultura maschilista, ancora molto presente nel nostro Paese. L’abbiamo ripetuto a gran voce: il maschilismo in Italia non l’ha inventato Berlusconi, ma ha elevato a norma gli aspetti peggiori e ci ha consegnato, attraverso la monopolizzazione dei mass media, un unico modo di concepire il rapporto tra i generi, un unico modello di essere donna e di essere uomo.
In quest’ottica l’8 marzo non può assumere un carattere rituale, quest’anno, ma deve provare a recuperare quel carattere sociale che lo lega alle lotte per la libertà delle operaie dell’industrie tessile Cotton che persero la vita mentre scioperavano. Un 8 marzo legato a quelle piazze del 13 rabbiose, ma entusiaste.
La libertà non è una parola contenuta nel nome di un partito, ma un processo rivoluzionario, ce lo insegnano bene le rivoluzioni dell’Egitto, della Tunisia, della Libia. Allo stesso modo, però, le rivoluzioni culturali, specialmente le rivoluzioni sessuali, hanno necessità di processi lunghi e faticosi per segnare un cambiamento. Devono riuscire ad andare oltre le singole date e contingenze e non possono arrestarsi perché, per arrivare fino in fondo, devono riscrivere la società in tutti i suoi aspetti.
La rivoluzione delle donne per l’emancipazione non può essere parcellizzata in un’unica categoria di “lotta sociale” perché essa attraversa tutte le lotte sociali, nazionali e mondiali. Pensiamo infatti alla manifestazione che questo 8 marzo al Cairo vede migliaia di donne protestare contro il nuovo governo militare per aver oscurato il loro ruolo nella rivolta che ha destituito Mubarak e di voler mantenere in vita un sistema politico "arretrato e patriarcale". Simone de Beauvoir scriveva ne “Il secondo sesso” : i proletari non ci sono sempre stati, le donne si, la loro subordinazione non è la conseguenza di un fatto, o di uno sviluppo economico, essa non è avvenuta, essa è sempre esistita”
Le discriminazioni di genere plasmano le regole sociali e gli equilibri di potere a partire dalle relazioni private, affettive, sentimentali, sessuali tra gli uomini e le donne. Equilibri di potere che influenzano le costruzioni sociali più ampie, come i modelli produttivi, le relazioni di lavoro, la vita partecipativa e organizzativa in senso lato. Questo è il filo conduttore che collega l’aumento delle violenze sulle donne all’interno delle mura domestiche e l’abbassamento dei diritti delle donne sul lavoro, la loro rappresentazione di ornamento del potere nello spettacolo e nella politica. Il filo conduttore che lega la condanna morale della prostituzione e l’aumento della schiavitù sessuale per tantissime donne, spesso immigrate, la doppia condanna morale verso le donne lesbiche e la diffusione di leggi che attaccano apertamente il diritto all’aborto (Legge Tarzia, Protocollo Cota, campagne denigratorie della RU486) Per questo le rivendicazioni delle diverse lotte sociali, in particolare quelle che riguardano il miglioramento delle condizioni lavorative, devono essere declinate in un’ottica di genere. Un altro modello di welfare, slegato dalla visione familistica, supera l’idea per cui la precarietà delle donne è associata solo al discrimine della maternità e riafferma un principio di autodeterminazione a partire dai proprio tempi di lavoro e di vita.
Si è parlato spesso degli scandali sessuali del nostro premier senza entrare nel merito del rapporto tra le donne e il potere o le donne e la politica. Noi vogliamo potere, ma il potere deve essere inteso come verbo e non come sostantivo. Non ci interessa il potere in sé, se altro non è che il risultato della sopraffazione, dell’arroganza, della disuguaglianza, della violenza. Il problema della partecipazione delle donne alla vita politica non si risolve solo imponendo una presenza numerica, ma riconoscendo autorevolezza alle donne nelle decisioni politiche, contestando collettivamente delle pratiche escludenti e machiste e contrapponendo delle pratiche che sappiano fare delle differenze di genere, e non solo, una ricchezza con cui cambiare la politica stessa Una rivoluzione culturale e sessuale prevede anche questo: mettere in discussione gli stereotipi maschili e femminili a partire da noi, dai rapporti che ogni giorno instauriamo con i compagni, colleghi, docenti, familiari, con le persone con cui facciamo l’amore.
Se abbiamo l’ambizione di cambiare questo paese, il cambiamento non può che nascere da noi e dalla politica che produciamo e contrapponiamo a quella dei palazzi. Una politica che percepiamo sempre distante e che utilizza il servilismo di genere per consolidare un sistema antidemocratico e corrotto. Per questo proviamo a chiederci anche in maniera provocatoria, se all’interno dei diversi movimenti sociali che combattono apertamente il berlusconismo si pratichi fino in fondo una valorizzazione delle differenze di genere, una parità sostanziale e non soltanto formale.
E’ importante che, gli straordinari percorsi che si sono aperti in queste ultime settimane come quello dei vari comitati "Se non ora quando?", e qui a Roma il corteo e l’assemblea promosse dal coordinamento delle Indecorose e Libere aprano una discussione più ampia che porti ad un’analisi diffusa, che provi ad allargare i percorsi di partecipazione al maggior numero di studentesse e studenti e provi a declinare tutte le rivendicazioni delle lotte sociali in una visione di genere, favorendo anche un dibattito sulle pratiche politiche, la democrazia e la partecipazione.
Per un otto marzo di lotta, a chi lotta tutto l'anno!
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