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Scritto da Link Roma
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Lunedì 04 Aprile 2011 12:04 |
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Grazie al coinvolgimento di giornalisti ed esperti del settore impegnati sul territorio, si intende proporre agli studenti di tutte le facoltà della Sapienza un percorso formativo sul fenomeno mafioso e sul ruolo dell'informazione per la costruzione di legami di responsabilità civile.
Il percorso sarà cosi suddiviso: Ciclo di seminari: 5 incontri su
- Informazione e mafia : si affronterà il tema del rapporto tra informazione e ma...fia - La realtà laziale, tra vecchie e nuove mafie. - Mafia e Antimafia nel Lazio. - Il condizionamento delle mafie sull'economia. - L'uso sociale dei beni confiscati come motore di sviluppo del territorio.
infine due Laboratori giornalistici: Agli studenti saranno illustrati gli strumenti dell'inchiesta giornalistica, attraverso la presentazione di alcuni dossier realizzati da Libera Informazione sul tema delle mafie. Gli studenti saranno invitati ad organizzarsi per avviare un percorso di inchiesta su uno dei temi che verranno affrontati nei seminari tematici. Agli studenti partecipanti saranno dati come strumento di lavoro alcuni numeri di Narcomafie, la rivista del Gruppo Abele specializzata sui temi della criminalità organizzata.
Per Le Facoltà di Scienze Politiche, Lettere e Scienze della Comunicazione sono previsti il rilascio di 3 crediti formativi!!
Al Più presto verranno comunicate data, ora e luogo del prossimo incontro.
Per Info:
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fb: link Università Roma
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Scritto da Link Roma
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Martedì 22 Marzo 2011 17:49 |
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Uniamo le lotte e generalizziamo lo sciopero! 25 Marzo assemblea verso lo sciopero alla Sapienza
AULA 1 LETTERE SAPIENZA
INTERVENGONO
Gino Strada
Moni Ovadia
Rossana Rossanda
Maurizio Landini
Paul Ginsborg
Questo autunno centinaia di migliaia di precari, studenti, giovani, si sono ribellati contro il governo Berlusconi e le politiche di austerity. Chi non ricorda le straordinarie mobilitazioni di novembre e dicembre, i cortei selvaggi, le occupazioni dei monumenti, il Book Bloc, le pratiche, efficaci e spiazzanti, messe in campo da un...a mobilitazione così ampia e radicale come non se ne ricordavano da molto tempo? Non citiamo le mobilitazioni dell'autunno come semplice evocazione di quel che è stato, ma perché a partire dalla contestazione del Ddl Gelmini, all'interno delle scuole e delle università, abbiamo provato a costruire uno sguardo diverso sulla società, utile a ribaltare le retoriche governative che ci vorrebbero tutti umili, consenzienti, sfruttati e divisi. Per tutto l'autunno abbiamo ribadito, invece, il legame profondo tra le nostre mobilitazioni a quelle degli operai della Fiat, da Pomigliano a Mirafiori, dei migranti e delle donne, di tutti quei soggetti che, con coraggio e determinazione, difendono i loro diritti e respingono il ricatto. Un legame definito non tanto e non solo dalla comune condizione che vive chi subisce un attacco, quanto dal desiderio di costruire un'alternativa di società. Un'alternativa capace di andare oltre l'antiberlusconismo, di lanciare un'offensiva contro il Modello Marchionne e il Modello Gelmini, il Bunga bunga e le politiche xenofobe. Su questi legami crediamo si debba fondare la primavera che viene. Proprio le nostre mobilitazioni, le mobilitazione degli studenti e dei giovani precari, hanno messo in luce come il processo di dismissione dell'università pubblica sia l'ennesimo passo verso la definizione di saperi sempre più dequalificati, inservibili. A questo disastro si sta accompagnando, inesorabile, la ricaduta, sulla vita di milioni di giovani, della crisi economica, sotto la forma di una precarietà sempre più selvaggia, dell'impossibilità di accesso a qualsiasi forma di reddito, di una continua e perenne ricattabilità. Il 30% dei giovani italiani è disoccupato, una percentuale che si ingigantisce se lo sguardo viene rivolto ai neolaureati. L'illusione tecnocratica dell'università del 3+2 si è infranta sugli scogli della dura realtà: se di lavoro ce n'è poco, ce ne è ancora meno per chi ha studiato, e si trova a dover pesare sulle spalle dei propri genitori. E chi da laureato trova lavoro, solitamente fa cose che non hanno nulla a che fare con le competenze acquisite. Declassamento, blocco della mobilità, disoccupazione, nuova povertà: questo l'orizzonte che riguarda drammaticamente un'intera generazione, da Londra a Roma. È lo stesso orizzonte, occorre ricordarlo, che ha incendiato la Tunisia e l'Egitto. Migliaia di giovani neo-diplomati o neo-laureati, poveri e privi di futuro, hanno deciso di ribellarsi, contro un potere corrotto e parassitario. La grande rivoluzione democratica che ha investito l'altra sponda del Mediterraneo, parla di problemi non troppo dissimili da quelli che abbiamo cominciato ad affrontare con forza nelle piazze italiane in autunno. Una stessa logica informa la dismissione dell'università pubblica e la corruzione politica, il blocco democratico e la precarietà. Lottare per un'altra università significa, inevitabilmente, lottare per una nuova democrazia, lottare per un nuova democrazia significa imporre nuovi diritti sociali e redistribuzione della ricchezza. Per questi motivi, per saldare la questione sociale e quella democratica, nell'arco di tutto l'autunno abbiamo chiesto a più riprese alla CGIL la convocazione di uno sciopero generale, momento indispensabile per mettere in connessione tutti conflitti, da quelli sulla formazione a quelli sul lavoro, dalla rivendicazione del reddito alla difesa dei beni comuni. Uno spazio, quello dello sciopero generale, in grado di potenziare, se adeguatamente sfruttato, le capacità di ciascuno e produrre un'orizzonte comune di proposta politica. Per questo ci sentiamo di accogliere appieno l'appello apparso sulle colonne del manifesto (sabato 12 marzo) dal titolo Uniti per lo sciopero e di rilanciare, ospitando l'assemblea del 25 marzo all'Università la Sapienza, presso l'aula 1 di Lettere, a partire dalle ore 16. Perché pensiamo che lo sciopero generale possa essere una grande occasione per far crescere le mobilitazioni per i diritti, rilanciare le lotte di tutti ‒non come semplice sommatoria, bensì come moltiplicazione di energie e specificità capace di intercettare la grande domanda di nuova democrazia che attraversa il Paese ‒, per continuare ad immaginare e costruire il nostro futuro! Anomalia Sapienza Link Roma Assemblea di Medicina
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Scritto da Link Roma
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Sabato 12 Marzo 2011 00:46 |
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VENERDI 11 MARZO 2010
H 15 GIURISPRUDENZA SALA LAUREE
IL SOFFITTO DI CRISTALLO Pratiche politiche, sistema produttivo, modelli culturali: barriere invisibili all’emancipazione femminile
Ne parleremo con: Michela Marzano,professore ordinario all'Università di Parigi e autrice di numerosi saggi, articoli di filosofia morale e politica, collaboratrice di Repubblica. Autrice di "Sii bella e stai zitta", ed. Mondadori (2010)
il 13 febbraio, dopo tantissimi anni, le donne in Italia hanno sentito l’esigenza di tornare in piazza e molte di loro, nonostante le polemiche sul moralismo, l’hanno fatto perché ritengono che le discriminazioni di genere non appartengano alla memoria storica, ma purtroppo facciano parte di una cultura maschilista, ancora molto presente nel nostro Paese. L’abbiamo ripetuto a gran voce: il maschilismo in Italia non l’ha inventato Berlusconi, ma ha elevato a norma gli aspetti peggiori e ci ha consegnato, attraverso la monopolizzazione dei mass media, un unico modo di concepire il rapporto tra i generi, un unico modello di essere donna e di essere uomo.
In quest’ottica l’8 marzo non può assumere un carattere rituale, quest’anno, ma deve provare a recuperare quel carattere sociale che lo lega alle lotte per la libertà delle operaie dell’industrie tessile Cotton che persero la vita mentre scioperavano. Un 8 marzo legato a quelle piazze del 13 rabbiose, ma entusiaste.
La libertà non è una parola contenuta nel nome di un partito, ma un processo rivoluzionario, ce lo insegnano bene le rivoluzioni dell’Egitto, della Tunisia, della Libia. Allo stesso modo, però, le rivoluzioni culturali, specialmente le rivoluzioni sessuali, hanno necessità di processi lunghi e faticosi per segnare un cambiamento. Devono riuscire ad andare oltre le singole date e contingenze e non possono arrestarsi perché, per arrivare fino in fondo, devono riscrivere la società in tutti i suoi aspetti.
La rivoluzione delle donne per l’emancipazione non può essere parcellizzata in un’unica categoria di “lotta sociale” perché essa attraversa tutte le lotte sociali, nazionali e mondiali. Pensiamo infatti alla manifestazione che questo 8 marzo al Cairo vede migliaia di donne protestare contro il nuovo governo militare per aver oscurato il loro ruolo nella rivolta che ha destituito Mubarak e di voler mantenere in vita un sistema politico "arretrato e patriarcale". Simone de Beauvoir scriveva ne “Il secondo sesso” : i proletari non ci sono sempre stati, le donne si, la loro subordinazione non è la conseguenza di un fatto, o di uno sviluppo economico, essa non è avvenuta, essa è sempre esistita”
Le discriminazioni di genere plasmano le regole sociali e gli equilibri di potere a partire dalle relazioni private, affettive, sentimentali, sessuali tra gli uomini e le donne. Equilibri di potere che influenzano le costruzioni sociali più ampie, come i modelli produttivi, le relazioni di lavoro, la vita partecipativa e organizzativa in senso lato. Questo è il filo conduttore che collega l’aumento delle violenze sulle donne all’interno delle mura domestiche e l’abbassamento dei diritti delle donne sul lavoro, la loro rappresentazione di ornamento del potere nello spettacolo e nella politica. Il filo conduttore che lega la condanna morale della prostituzione e l’aumento della schiavitù sessuale per tantissime donne, spesso immigrate, la doppia condanna morale verso le donne lesbiche e la diffusione di leggi che attaccano apertamente il diritto all’aborto (Legge Tarzia, Protocollo Cota, campagne denigratorie della RU486)
Per questo le rivendicazioni delle diverse lotte sociali, in particolare quelle che riguardano il miglioramento delle condizioni lavorative, devono essere declinate in un’ottica di genere. Un altro modello di welfare, slegato dalla visione familistica, supera l’idea per cui la precarietà delle donne è associata solo al discrimine della maternità e riafferma un principio di autodeterminazione a partire dai proprio tempi di lavoro e di vita.
Si è parlato spesso degli scandali sessuali del nostro premier senza entrare nel merito del rapporto tra le donne e il potere o le donne e la politica. Noi vogliamo potere, ma il potere deve essere inteso come verbo e non come sostantivo. Non ci interessa il potere in sé, se altro non è che il risultato della sopraffazione, dell’arroganza, della disuguaglianza, della violenza.
Il problema della partecipazione delle donne alla vita politica non si risolve solo imponendo una presenza numerica, ma riconoscendo autorevolezza alle donne nelle decisioni politiche, contestando collettivamente delle pratiche escludenti e machiste e contrapponendo delle pratiche che sappiano fare delle differenze di genere, e non solo, una ricchezza con cui cambiare la politica stessa
Una rivoluzione culturale e sessuale prevede anche questo: mettere in discussione gli stereotipi maschili e femminili a partire da noi, dai rapporti che ogni giorno instauriamo con i compagni, colleghi, docenti, familiari, con le persone con cui facciamo l’amore.
Se abbiamo l’ambizione di cambiare questo paese, il cambiamento non può che nascere da noi e dalla politica che produciamo e contrapponiamo a quella dei palazzi. Una politica che percepiamo sempre distante e che utilizza il servilismo di genere per consolidare un sistema antidemocratico e corrotto. Per questo proviamo a chiederci anche in maniera provocatoria, se all’interno dei diversi movimenti sociali che combattono apertamente il berlusconismo si pratichi fino in fondo una valorizzazione delle differenze di genere, una parità sostanziale e non soltanto formale.
E’ importante che, gli straordinari percorsi che si sono aperti in queste ultime settimane come quello dei vari comitati "Se non ora quando?", e qui a Roma il corteo e l’assemblea promosse dal coordinamento delle Indecorose e Libere aprano una discussione più ampia che porti ad un’analisi diffusa, che provi ad allargare i percorsi di partecipazione al maggior numero di studentesse e studenti e provi a declinare tutte le rivendicazioni delle lotte sociali in una visione di genere, favorendo anche un dibattito sulle pratiche politiche, la democrazia e la partecipazione.
Per un otto marzo di lotta, a chi lotta tutto l'anno!
Link Roma
www.linkroma.net
Rete della Conoscenza
www.retedellaconoscenza.it |
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Scritto da Link Economia
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Martedì 01 Marzo 2011 15:30 |
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LAVORIAMOCI! ambiente, uguaglianza, diritti, welfare, democrazia
CAMBIARE SI PUO'! le alternative al modello FIAT per un nuovo modello di sviluppo sostenibile
Si tratta di un'iniziativa organizzata da LINK e sbilanciamoci il cui intento è quello di affrontare le tematiche riguardanti lo sviluppo economico ed industriale del paese a partire dalla vicenda FIAT. Crediamo infatti che sia importante mantenere acceso un dibattito su questioni che così profondamente riguardano il nostro paese e il nostro futuro, dai diritti alle prospettive di lavoro a modelli alternativi di sviluppo, come per esempio una possibile conversione ecologica nella produzione automobilistica.
INTERVERRANNO: Giorgio Airaudo, responsabile nazionale auto FIOM Mario Pianta, professore dell'Università di Urbino e membro di Sbilanciamoci Claudio Gnesutta, professore della Facoltà di Economia La Sapienza
INIZIATIVA PRESSO LA FACOLTA' DI ECONOMIA DELLA SAPIENZA VENERDI' 4 MARZO - INIZIO SEMINARIO ORE 11 |
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