| Il DdL Gelmini 1905 |
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Il ddl Gelmini «presentato mediaticamente come disegno 'innovativo' di riforma dell’Università [..] rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda». Così studenti e ricercatori, riuniti in assemblea nazionale a Roma lo scorso 20 novembre, hanno smascherato pubblicamente l'inganno della Gelmini, che dietro la retorica dell'innovazione nasconde la perversa alleanza tra gli interessi corporativi dei vecchi baroni e quelli dei nuovi padroni, all'insegna della restaurazione di antichi poteri e della riscossione di modernissimi profitti. Il ddl Gelmini rischia di essere l'ultimo capitolo della lunga serie di attacchi che l'università pubblica italiana ha subito negli ultimi anni. Dopo anni di interventi mirati all'indebolimento progressivo del sistema formativo e del suo ruolo nel tessuto democratico nazionale, il governo ha scatenato un'offensiva a tutto campo. La conferma dei tagli dello scorso anno, l'ingresso del 40% di privati nei consigli di amministrazione, la limitazione delle forme di rappresentanza democratica degli studenti, la delega al Governo in materia di diritto allo studio che prevede l'introduzione del Fondo per il Merito e il potenziamento del prestito d'onore con la trasformazione del diritto allo studio in debiti. Inoltre si sancisce la totale precarizzazione della ricerca con un sistema di reclutamento che elimina, nella sostanza, la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Questi provvedimenti, imposti d'autorità dal governo a tutti gli atenei, sancirebbero la fine dell'università pubblica italiana. Fra l’altro il ddl Gelmini più volte vanta all’interno del suo testo il fatto che tutta la riforma dell’università venga fatta a costo zero, senza prevedere alcun tipo di investimento da parte dello Stato, alla faccia delle strutture vecchie, dei laboratori inesistenti, delle aule sovraffollate, degli studentati inesistenti, delle mense fatiscenti, dei ridicoli stipendi dei ricercatori, dello scarsissimo finanziamento attuale della ricerca e così via. |

