AltraRiforma
Legge 133

L. 133

"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"


Il decreto legge 112 convertito in legge 133 è un provvedimento che non si occupa direttamente dell’università ma è un provvedimento di bilancio dello Stato che ha previsto una riduzione di spesa pubblica in scuola università e ricerca. Per quanto riguarda l’università, la legge 133 prevede la riduzione drastica dell’FFO di circa 1,5 miliardi entro il 2012, il blocco del 20% del turn over per il personale docente e tecnico amministrativo e la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni. Contro la Legge 133 nel 2008 si è sviluppato il movimento dell’Onda che ha per tutto l’autunno ha comportato blocchi delle lezioni, occupazioni e cortei. Purtroppo la Legge non è stata abrogata e il Ministro Gelmini decise di varare la legge L. n. 1/2009 che aumentava di poco i fondi destinati alle borse di studio, ma sostanzialmente serviva per placare un movimento che sembrava il più dirompente degli ultimi 15 anni! I tagli della l.133 continuano a far sentire gli effetti ancora oggi

 
Il Dm 270/04

 

DM 270/04 Con questa nuova riforma si dà attuazione a quel percorso ad  Y che vede nella diversificazione, dopo il primo anno dei percorsi di studio, il suo punto principale: sarà infatti demandato all’autonomia delle singole facoltà divaricare i percorsi di studio tra chi deve acquisire la nozionistica formazione professionale e chi è destinato ad una “solida preparazione metodologica”, come recita il DM 270/04, utile per le alte professionalità.

Per quanto riguarda l’accesso alla laurea Magistrale, anche qui sarà lasciato alla completa autonomia delle singole facoltà prevedere, o meno, selezioni, limitando ulteriormente quel principio sancito dalla nostra Costituzione che prevede per tutti il raggiungimento ai più alti gradi dell’Istruzione.

Link è convinta che questo modello di università non aiuti a  migliorare in nessun modo l’attuale sistema universitario e non aiuti a superare i limiti che la cattiva applicazione della riforma del DM 509/99 ha evidenziato. Al contrario, non fa che peggiorare la situazione, gettando nel caos studenti e università, modificando strutturalmente un sistema che non ha avuto il tempo di essere valutato e migliorato. Come rappresentanti degli studenti siamo attualmente impegnati in tutti i luoghi in cui si deciderà come riformare gli ordinamenti didattici (dai Senati Accademici ai Consigli di Facoltà, dalle Commissioni paritetiche ai Consigli di Corso di Laurea), pronti a batterci per migliorare l'offerta formativa delle nostre facoltà e per impedire che ancora una volta a prevalere siano le logiche baronali di spartizione delle cattedre, a discapito della qualità della didattica e della formazione.

 

 
Il DM 509/99

Il DM 509/99 ha introdotto nell’università italiana il sistema del 3 +2 (laurea triennale di primo livello e laurea specialistica di secondo livello) e il credito formativo universitario (cfu), strumento che in teoria va a misurare la quantità di tempo e di lavoro richiesto allo studente per l’apprendimento di un dato argomento. Capite subito quanto assurdo sia questo criterio: pur fingendo di dimenticare che è praticamente impossibile che tutti abbiano gli stessi tempi e le stesse modalità di studio, non si può non obiettare che l’apprendimento non può essere misurato soltanto con parametri quantitativi! Qual era lo scopo? Sulla base delle indicazioni del processo di Bologna, si tentava in questo modo di armonizzare i sistemi di istruzione europei e assicurare la mobilità degli studenti tra i diversi percorsi formativi, all’interno degli atenei della propria nazione e di quelli europei. Questo ad oggi non si è verificato, anzi, una regolamentazione così generica ed aleatoria ha evidenziato tutti i suoi limiti sia in ambito europeo (molto spesso i crediti acquisiti all’estero tramite programmi di scambio come l’Erasmus non vengono poi riconosciuti al rientro nella propria università) sia in ambito accademico, dove i crediti sono stati assegnati nella maggior parte dei casi sulla base semplicemente del peso del docente che teneva un determinato corso. Il fallimento di questo modello è pienamente riconosciuto anche dal Ministero. Verrebbe da dire che anche questa volta gli studenti, che da sempre hanno contestato un modello di questo tipo, avevano ragione.

 

 
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