AltraRiforma
Finanziamenti

1. abrogazione dei tagli previsti dalla L.133/08

2. piano straordinario di investimenti che porti in tre anni l'investimento in formazione, università e ricerca al 7 % del PIL e ripartizione equa dell'FFO sulla base dei costi effettivi

3. controllo dei bilanci degli atenei per evitare il dissesto finanziario. No alla ripartizione di quote di FFO su base di criteri premiali e punitivi. Monitoraggio efficace da parte del governo e interventi mirati anche in deroga all'autonomia.

4. No alla penalizzazione economica degli atenei per criteri quali il numero di studenti che si inseriscono nel mercato del lavoro e per il numero di fuoricorso. Si alla valorizzazione dei questionari degli studenti come strumento di valutazione degli atenei

5. regolamentazione della figura dello studente tempo parziale con effetti sul piano di studio e sulla tassazione.

6. riforme della tassazione su base territoriale sulla base di criteri di equità e progressività, mantenimento della soglia del 20% sulla tassazione.

 
Governance, Rappresentanza e Partecipazione

1. autogoverno dell'università: nessun esterno può comporre gli organi di governo dell'ateneo. Siano essi enti locali o privati non possono far parte di alcun consesso, in particolare del Consiglio di Amministrazione

2. Il mandato dei rappresentanti degli studenti deve essere al massimo di durata biennale per consentire agli studenti di esprimere e valutare sul loro operato.

3 Presenza obbligatoria degli studenti all’interno dei nuclei di valutazione, (modifica alla legge 370/99). Non possiamo accettare che la valutazione della didattica e dei servizi dei nostri atenei venga effettuata senza la componente studentesca.

4. Introduzione di istituti di democrazia diretta come il referendum studentesco. Una forma di consultazione che possa essere promossa dalla stessa Università nelle sue varie articolazioni (centrali e periferiche), dai rappresentanti degli studenti e dagli studenti stessi mediante raccolte firme. Le consultazioni saranno possibili su temi inerenti la didattica, l’organizzazione dell’ateneo, delle facoltà e dei singoli corsi, sul diritto allo studio e su ogni tema che coinvolge la vita universitaria.

5. Adozione dello Statuto dei diritti delle studentesse e degli studenti e del Codice deontologico che normi le relazioni familiari, e i limiti di mandato su tutte le cariche.

6. Allargamento dell'elettorato attivo per il rettore a tutti gli studenti (con voto ponderato) e introduzione del limite al mandato degli organi monocratici.

7. Elezione diretta di tutti gli organi collegiali per la parte della rappresentanza studentesca.

8. Aumento delle percentuali di rappresentanza per la componente studentesca negli organi9. Aumento delle percentuali di rappresentanza per la componente studentesca negli organi

10. Chiara definizione del ruolo degli organi: il CDA dovrà gestire il bilancio sulla base dell'indirizzo politico dato dal Senato Accademico.

11. Istituzione di assemblee di facoltà periodiche ufficiali con sospensione delle lezioniù


La rappresentanza degli studenti universitari a livello nazionale è oggi del tutto inefficace, crediamo che una riforma del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari debba fondarsi sui seguenti punti:

1. abolizione del CNSU e creazione della conferenza nazionale studenti – MIUR. In tale conferenza saranno rappresentati gli studenti più suffragati nelle elezioni del Senato Accademico di ciascun ateneo, differenziato con 1, 2 o 3 rappresentanti per ateneo a seconda del numero di studenti.

2. Possibilità da parte della conferenza studenti - MIUR di convocare referendum studenteschi nazionali consultivi.

3. Audizione obbligatoria di membri della conferenza nelle commissioni parlamentari e ministeriali quando si parla di università.

4. l'istituzione di un organo previsto dalla 390/91: la Consulta nazionale del DSU, con competenze in merito alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e una consistente rappresentanza studentesca.

 
Diritto allo Studio

1. Copertura totale delle borse di studio mediante un incremento dei trasferimenti statali alle regioni. Per raggiungere tale obiettivo è necessario un investimento pari a circa 100 milioni di euro€

2. Dopo aver raggiunto la copertura totale delle borse di studio, è necessario un ampliamento degli idonei, estendendo i criteri di reddito sulla base dei quali viene assegnata la borsa di studio. Devono essere fissati inoltre per legge i livelli essenziali delle prestazioni e in particolare l'entità minima garantita delle borse di studio.

3. Istituire convenzioni sui trasporti per gli studenti affinché vi sia gratuità da subito sui trasporti nelle aree municipali universitarie e si riduca 50 % nell'immediato il costo dei trasporti extraurbani in tutte le regioni, senza distinzione tra i residenti e non residenti, per arrivare alla gratuità totale della tratta casa-università entro 4 anni.

4. Abolizione del prestito d'onore e di ogni forma di sostegno al diritto allo studio che preveda l'indebitamento degli studenti. In particolare in questo contesto di carenza di finanziamenti sul diritto allo studio riteniamo che l'incentivazione del merito vada perseguito con formazione di qualità e non con “mance” e erogazioni di borse per merito.

5. Incremento delle risorse per le borse part-time di collaborazione presso le università italiane, e che questa sia assegnata secondo i criteri con cui vengono erogate le borse di studio, e definite con un livello medio nazionale della retribuzione oraria.

6. Istituzione di una “borsa preventiva” di carattere nazionale, erogata agli studenti iscritti all'ultimo anno della scuola superiore per favorire la loro libera scelta, indipendentemente dalla Regione nella quale lo studente scegliesse di studiare.

7. Istituzione di organi di controllo da parte degli studenti per la qualità delle mense e dei servizi agli studenti.

8. Nessuna esternalizzazione ai privati dei servizi per il diritto allo studio

9. Carta di cittadinanza studentesca per l'accesso gratuito ai consumi culturali

10. Piano pluriennale di finanziamento straordinario per l'edilizia universitaria che finanzi la costruzione di nuove case dello studente e alloggi pubblici a canone concordato e iniziative come lo sportello casa università – comune che favoriscano la lotta al sommerso.

11. Borse Erasmus: aumento dell'integrazione ministeriale della quota erogata e concessione parziale preventiva della borsa, per la quale si preveda una differenziazione a seconda del costo della vita del paese di destinazione.

12. Borse per dottorandi: copertura totale

13. Lotta serrata all'evasione e all'elusione fiscale nella contribuzione universitaria.

14. Attivazione di un fondo speciale anticrisi per gli studenti le cui condizioni reddituali sono mutate nel corso dell'anno a causa della crisi economica.

 
AltraRiforma

Negli ultimi anni Ministri di centrodestra, così come di centrosinistra, hanno intrapreso percorsi di riforma parziali, fallimentari e prive di un percorso di discussione pubblica e partecipata.

Le riforme degli ultimi anni hanno portato a uno smantellamento del sistema pubblico di formazione, e l'introduzione dell'autonomia, con le sue degenerazioni hanno consentito ai baroni di saccheggiare l'università.

E necessario un grande dibattito collettivo che coinvolga gli studenti e la cittadinanza tutta per proporre un'idea di università alternativa alle riforme passate e in particolare all'attuale disegno di legge Gelmini.

Per questo è nato il percorso “l'ALTRAriforma”, per capovolgere il terreno della mobilitazione, a partire da proposte concrete e al tempo stesso che definiscano un'altra idea di università.

 
Il DdL Gelmini 1905

Il ddl Gelmini «presentato mediaticamente come disegno 'innovativo' di riforma dell’Università [..] rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda».

Così studenti e ricercatori, riuniti in assemblea nazionale a Roma lo scorso 20 novembre, hanno smascherato pubblicamente l'inganno della Gelmini, che dietro la retorica dell'innovazione nasconde la perversa alleanza tra gli interessi corporativi dei vecchi baroni e quelli dei nuovi padroni, all'insegna della restaurazione di antichi poteri e della riscossione di modernissimi profitti.

Il ddl Gelmini rischia di essere l'ultimo capitolo della lunga serie di attacchi che l'università pubblica italiana ha subito negli ultimi anni. Dopo anni di interventi mirati all'indebolimento progressivo del sistema formativo e del suo ruolo nel tessuto democratico nazionale, il governo ha scatenato un'offensiva a tutto campo. La conferma dei tagli dello scorso anno, l'ingresso del 40% di privati nei consigli di amministrazione, la limitazione delle forme di rappresentanza democratica degli studenti, la delega al Governo in materia di diritto allo studio che prevede l'introduzione del Fondo per il Merito e il potenziamento del prestito d'onore con la trasformazione del diritto allo studio in debiti. Inoltre si sancisce la totale precarizzazione della ricerca con un sistema di reclutamento che elimina, nella sostanza, la figura del ricercatore a tempo indeterminato. Questi provvedimenti, imposti d'autorità dal governo a tutti gli atenei, sancirebbero la fine dell'università pubblica italiana. Fra l’altro il ddl Gelmini più volte vanta all’interno del suo testo il fatto che tutta la riforma dell’università venga fatta a costo zero, senza prevedere alcun tipo di investimento da parte dello Stato, alla faccia delle strutture vecchie, dei laboratori inesistenti, delle aule sovraffollate, degli studentati inesistenti, delle mense fatiscenti, dei ridicoli stipendi dei ricercatori, dello scarsissimo finanziamento attuale della ricerca e così via.

 
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